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Scienza e Astronomia

Comportamenti compulsivi, lo studio che ribalta tutto: altro che abitudini fuori controllo…

Uno studio dell’Università di Sydney suggerisce che l’infiammazione cerebrale possa influenzare i comportamenti compulsivi.

Per anni abbiamo raccontato i comportamenti compulsivi più o meno nello stesso modo: un’abitudine che prende il sopravvento, un circuito automatico che scavalca la volontà, un “pilota automatico” che non si riesce più a spegnere. È un’immagine efficace, quasi intuitiva. Ma potrebbe essere incompleta.

Comportamenti compulsivi, lo studio che ribalta tutto: altro che abitudini fuori controllo… – astrofilicesena.it

Un nuovo studio condotto dalla University of Technology Sydney e pubblicato su Neuropsychopharmacology suggerisce che dietro alcune forme di compulsività possa esserci qualcosa di diverso – e di più complesso – rispetto alla semplice perdita di controllo dovuta alle abitudini.

Lo studio che ribalta i cliché sui comportamenti compulsivi

I comportamenti compulsivi compaiono in diversi disturbi psichiatrici, dal disturbo ossessivo-compulsivo alle dipendenze, fino al gioco d’azzardo patologico. In tutti questi casi la persona continua a ripetere un’azione anche quando le conseguenze sono chiaramente negative. La teoria dominante ha sempre puntato il dito contro il cosiddetto “habit loop”: il comportamento diventa automatico, il controllo cognitivo si indebolisce, e l’azione si ripete quasi senza pensarci.

La neuroscienziata comportamentale Laura Bradfield, autrice senior dello studio, spiega che le abitudini in sé non sono un problema. Anzi, sono fondamentali. Ci permettono di svolgere compiti quotidiani – guidare su una strada familiare, lavarci i denti – senza consumare continuamente risorse mentali. Ma quando serve, il cervello è in grado di riprendere il controllo consapevole e modificare il comportamento.

Il punto, secondo la teoria classica, è che nei disturbi compulsivi questo passaggio si inceppa: l’automatismo prevale e la capacità di valutare le conseguenze si affievolisce.

Qui entra in gioco la nuova ricerca. Gli scienziati hanno osservato che, in molte persone con disturbi compulsivi, gli esami di neuroimaging mostrano segni di infiammazione nello striato, una regione cerebrale coinvolta nella selezione delle azioni. Hanno quindi deciso di verificare, in un modello animale, cosa accade inducendo un’infiammazione in quell’area.

Il risultato non è stato quello previsto. Invece di diventare più “automatici”, i ratti hanno mostrato un comportamento più orientato all’obiettivo, continuando a modificare le proprie azioni in base agli esiti. In altre parole, non si sono trasformati in macchine guidate dall’abitudine, ma in soggetti che sembravano investire ancora più risorse nel processo decisionale.

Una scoperta che ribalta la prospettiva. Se l’infiammazione nello striato non aumenta la dipendenza dall’abitudine, allora forse in alcune forme di compulsività non c’è una fuga dal controllo, ma un eccesso di controllo mal direzionato.

I ricercatori hanno individuato un possibile meccanismo nelle astrociti, cellule cerebrali a forma di stella che supportano i neuroni. Quando l’infiammazione aumenta, queste cellule si moltiplicano e alterano i circuiti neurali che regolano movimento e decisione. L’effetto non è una semplice automatizzazione, ma una riorganizzazione del modo in cui il cervello valuta le azioni.

La stessa Bradfield sottolinea un aspetto spesso trascurato: chi si lava le mani in modo ripetitivo per paura dei germi non agisce “senza pensare”. Al contrario, compie uno sforzo consapevole, guidato da una valutazione – distorta, certo – delle conseguenze.

Le implicazioni sono rilevanti. Se alcuni comportamenti compulsivi non derivano da un automatismo fuori controllo ma da un eccesso di controllo orientato in modo errato, anche le strategie terapeutiche potrebbero cambiare. Farmaci mirati alle astrociti o interventi che riducono l’infiammazione cerebrale potrebbero aprire scenari nuovi. E accanto a questi, strategie più ampie – dall’attività fisica regolare al miglioramento del sonno – potrebbero avere un ruolo nel modulare la neuroinfiammazione.

R.D.V.

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