La plastica è arrivata anche in Antartide: trovata dentro l’unico insetto che vive al Polo Sud

Microplastiche trovate nell’unico insetto nativo dell’Antartide. Lo studio pubblicato su Science of the Total Environment lancia un segnale chiaro.

L’Antartide è sempre stata raccontata come l’ultimo grande spazio incontaminato del pianeta. Ghiaccio, vento, silenzio. Un ecosistema fragile, remoto, lontano dalle nostre città e dalle nostre abitudini. Eppure anche lì, nel punto più estremo del mondo abitabile, è arrivata la plastica. Non sotto forma di bottiglie o reti da pesca. Ma in frammenti microscopici, invisibili a occhio nudo.

Anche gli insetti in Antartide contaminati da microplastiche
La plastica è arrivata anche in Antartide: trovata dentro l’unico insetto che vive al Polo Sud – astrofilicesena.it

Un team internazionale guidato da ricercatori della University of Kentucky ha scoperto microplastiche all’interno di Belgica antarctica, l’unico insetto nativo del continente antartico. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment, è il primo a dimostrare la presenza di particelle plastiche nel corpo di esemplari selvatici di questa specie.

Un sopravvissuto estremo che ora affronta una nuova minaccia

Belgica antarctica è un piccolo moscerino non pungente, grande più o meno come un chicco di riso. Vive lungo la Penisola Antartica, tra muschi e alghe umide. Le sue larve sopportano temperature rigidissime, disidratazione, alte concentrazioni di sale, sbalzi termici e radiazioni UV intense. È un vero “poliestrémofilo”: un organismo capace di adattarsi a condizioni che per quasi ogni altra forma di vita sarebbero insostenibili.

Le larve si nutrono di materia vegetale in decomposizione e svolgono un ruolo essenziale nel riciclo dei nutrienti del suolo. In alcune aree possono raggiungere densità impressionanti, fino a decine di migliaia di individui per metro quadrato. Non sono un dettaglio biologico: sono un ingranaggio chiave dell’ecosistema terrestre antartico.

La domanda che si sono posti i ricercatori era semplice e inquietante: se la plastica si trova ormai ovunque, è arrivata anche qui? E se sì, con quali effetti?

Gli esperimenti in laboratorio e il segnale nascosto (tremendamente allarmante)

In laboratorio, gli scienziati hanno esposto le larve a diverse concentrazioni di microplastiche. I primi risultati, in apparenza, erano rassicuranti: nessun calo significativo nella sopravvivenza, nessun cambiamento evidente nel metabolismo di base.

Ma un’analisi più approfondita ha rivelato un effetto sottile ma importante. Le larve esposte a livelli più elevati di microplastiche mostravano una riduzione delle riserve di grasso, pur mantenendo invariati carboidrati e proteine. In un ambiente come l’Antartide, dove l’energia accumulata può fare la differenza tra la sopravvivenza e la morte, questo dettaglio non è marginale.

L’esperimento è durato dieci giorni, anche per le difficoltà logistiche di lavorare in condizioni polari. I ricercatori sottolineano che serviranno studi di lungo periodo per capire l’impatto cumulativo dell’esposizione continua.

La seconda fase della ricerca ha affrontato la questione più diretta: le microplastiche sono già presenti negli insetti che vivono in natura?

Durante una spedizione del 2023 lungo la Penisola Antartica occidentale, sono stati raccolti campioni di larve in 20 siti distribuiti su 13 isole. Attraverso tecniche avanzate di imaging e analisi chimica, capaci di identificare particelle fino a quattro micrometri, i ricercatori hanno trovato frammenti di plastica all’interno dell’apparato digerente di alcuni esemplari.

I numeri non parlano di un’invasione massiccia: su 40 larve analizzate, sono stati identificati due frammenti di microplastica. Pochi? Sì, se confrontati con altre regioni del pianeta. Ma il punto è un altro: la plastica è entrata nel sistema. Anche qui.

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