Le misteriose luci di Hessdalen in Norvegia sfidano la scienza da decenni: fenomeni luminosi reali, studiati ma ancora senza spiegazione definitiva.
Nel cuore della Norvegia, tra montagne silenziose e cieli sterminati, c’è una valle che da quasi un secolo alimenta racconti, studi e interrogativi. Siamo nella regione di Sør-Trøndelag, a circa 90 chilometri da Trondheim. Qui, tra boschi e rilievi isolati, qualcosa continua ad accadere.

A partire dagli anni ’30, residenti e visitatori hanno iniziato a segnalare misteriose sfere luminose nel cielo. Non semplici bagliori lontani, ma fenomeni visibili a occhio nudo, talvolta anche in pieno giorno. Alcuni avvistamenti possono essere ricondotti a cause naturali note, altri invece sfuggono a ogni classificazione immediata.
C’è chi parla di luci che restano sospese per diversi minuti, chi le descrive mentre sfrecciano improvvisamente cambiando traiettoria. In certi casi, secondo le stime dei testimoni, avrebbero perfino le dimensioni di un’automobile. Durano pochi secondi oppure oltre un’ora, seguendo percorsi imprevedibili nel cielo nordico. Per anni il fenomeno è stato liquidato come suggestione o errore di percezione. Poi qualcosa ha costretto la comunità scientifica a guardare più da vicino.
Studi scientifici, anomalie magnetiche e ipotesi sorprendenti
Il fenomeno si concentra nella valle di Hessdalen, oggi nota in tutto il mondo proprio per queste manifestazioni. Le cosiddette “luci di Hessdalen” hanno attirato ricercatori internazionali, spedizioni universitarie e team indipendenti decisi a trovare una spiegazione concreta.

Secondo l’informatico Erling Strand, coinvolto in un gruppo di studio che comprende studiosi dell’Università di Oslo, dell’Università di Bergen e del Norwegian Defence Research Establishment, l’attività luminosa ebbe un picco impressionante tra il 1983 e il 1984. In quel periodo si parlava di decine di avvistamenti in una sola notte.

Le ipotesi formulate negli anni sono diverse. Una teoria pubblicata nel 2010 sul Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial Physics suggerisce che le luci possano essere collegate al decadimento del radon, elemento presente in concentrazioni particolarmente elevate nell’area. Il rilascio di particelle ionizzate nell’atmosfera potrebbe generare nubi luminose visibili.
Le altre ipotesi sul fenomeno delle luci di Hessdalen
Un’altra teoria, avanzata nel 2006, descrive la valle come una sorta di “batteria naturale”. Le particolari caratteristiche geologiche del territorio potrebbero accumulare energia elettrica che, in determinate condizioni, si scarica producendo fenomeni luminosi. Non a caso, nella zona sono state registrate anomalie del campo magnetico.

Altri studiosi ipotizzano processi elettrochimici innescati dall’attività solare: molte segnalazioni, infatti, sembrano coincidere con periodi di intensa attività geomagnetica o dopo spettacolari aurore boreali.
Nonostante decenni di osservazioni, spedizioni — tra cui una italiana presente per anni con monitoraggi periodici — e analisi strumentali, una spiegazione definitiva ancora non esiste. E così, tra scienza e mistero, le luci di Hessdalen continuano ad apparire nel cielo norvegese, richiamando curiosi, appassionati e ricercatori da tutto il mondo. Un fenomeno reale, documentato, studiato. Ma non ancora del tutto compreso.





